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Topocinesi - Disegni del tessuto e piani del corpo

Pubblicato il Martedì, Settembre 9th, 2008

Tratto dal libro “Embrioni, Galassie ed Esseri Senzienti” di Richard Grossinger, di prossima pubblicazione SomaticaEdizioni 2008

Pubblicato il 03-09-2008, aggiornato il 04-09-2008

Tratto dal libro “Embrioni, Galassie ed Esseri Senzienti”, di Richard Grossinger

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Topocinesi - Disegni del tessuto e piani del corpo


Premessa di John Upledger

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A mio parere l’autore di questo libro, Richard Grossinger, è un uomo molto in anticipo sui tempi, forse un genio. Anzi, il resto dell’umanità potrebbe non riuscire a raggiungere mai le sue altezze. Richard è anche l’editore, attraverso la casa editrice North Atlantic Books, del mio più recente libro intitolato Cell Talk (Le cellule parlano), in cui, in qualità di clinico (non di biologo, si badi bene), espongo il concetto che le cellule ─ e le molecole di proteine, nonché tessuti, organi e apparati ─ hanno una coscienza individuale e sono capaci e pronte a entrare in dialogo ─ utilizzando un frasario umano ─ col terapeuta e/o col “proprietario” del corpo di cui sono parte. Nell’instaurarsi di questo dialogo, il “proprietario” del corpo deve manifestare disponibilità a permettere alle cellule di utilizzare (senza pressioni o censure) il suo apparato vocale, ossia attraverso la voce delle cellule. Questo dialogo può allora essere ─ e spesso è ─ molto utile nell’illuminare metodi per invertire i processi della malattia, potenziando la salute e correggendo squilibri corporei, emotivi, spirituali e cosmici.Dato che sono un medico praticante, in Cell Talk ho incluso una buona dose di biologia funzionale, di percezioni e reazioni del paziente. Parlo sulla base di queste esperienze piuttosto che dal punto di vista della professione di biologo cellulare, il quale potrebbe presumere di non avere motivo di fare ricerca sulla intelligenza cellulare.

La mia prospettiva è quella di chiedere alle cellule il loro punto di vista su questa materia piuttosto che imporre ad esse un sistema di valori. Aprire la mente al dialogo cellulare non è cosa diversa dall’aprirsi al dialogo tra specie diverse, tra uomini e piante o mammiferi marini. Se si vuole ascoltare, bisogna sintonizzarsi sui canali disponibili, non solo su quei canali che la scienza giudica più plausibili. Bisogna affidarsi all’intuizione senza dover dipendere da ciò che la mente razionale giudica possibile.In definitiva, sono giunto a credere che ogni atomo ha una coscienza e che trasmette questa coscienza alla molecola di cui fa parte. Anche la coscienza della molecola contribuisce alla coscienza dell’atomo ed entrambe le loro coscienze entrano a far parte di qualunque sistema complesso di cui fanno parte. La coscienza della cellula è una coalescenza della coscienza molecolare che si trova al suo interno e al contempo influenza la coscienza di quelle molecole che la comprendono.

Allo stesso modo la coscienza di un tessuto è costituita da tutte le coscienze delle cellule che di esso fanno parte e della coscienza che è la somma delle coscienze delle cellule. Gli organi hanno coscienze individuali che sono aggregati dei tessuti che li compongono. Se riusciamo a cambiare la coscienza dei tessuti, possiamo cambiare anche la coscienza dell’organo e viceversa. Se volete potete sostituire alla parola coscienza un altro termine ma il risultato non cambia. Attraverso la Terapia Craniosacrale e le tecniche che da essa traggono origine ─ il Somato-Emotional Release ( Rilascio Somato-Emozionale ) e il Therapeutic Imagery and Dialogue (Immaginario e dialogo terapeutico ) ─ ho imparato a fondermi con i pazienti e/o clienti. Ciò ha favorito uno scambio di energie reciproco che infine si uniscono in base alle intenzioni espresse dai partecipanti allo scambio. È in questa ultima fase che siamo letteralmente diventati capaci di dialogare con gli organi del corpo, con le parti del cervello, con i tumori e le loro cellule, con le ghiandole, le cellule del sistema immunitario e così via. Giunti a questo punto non esistono limiti. Durante le sessioni in cui questa fusione si è verificata, abbiamo osservato all’opera un mutuo processo terapeutico tra paziente/cliente e terapeuta.

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È stata un’idea di George che questo suo libro (Embryos, Galaxies and Sentient Beings) e il mio Cell Talk procedessero su un percorso parallelo. Ecco perché mi ha invitato a scrivere la premessa a questo libro. È quella che state leggendo in questo momento.Richard non è un clinico ma un visionario e un poeta. I suoi territori sono la filosofia e la forza vitale.

Conosce bene alcune scienze, soprattutto biologia e fisica, perché ha avuto una istruzione di tipo classico culminata con un dottorato in antropologia. Gran parte delle sue conoscenze provengono da letture, contemplazione, immaginazione e intuizione più che da attività di laboratorio ─ anche se ha svolto corsi e praticato la Terapia CranioSacrale e questo chiaramente è alla base del suo punto di vista sulla intelligenza della vita.Nel 2002 Richard pubblicò un saggio intitolato A Phenomenology of Panic  all’interno di una antologia dal titolo Panic: Origins, Insight, and Treatment, curata da Leonard J. Schmidt e Brooke Warner. In questo libro Richard racconta alcune sue esperienze e queste aiutano a capire il suo orientamento. Anche se le idee e le cose che descrive Richard sono grandiose e di gran lunga trascendono qualsiasi tentativo di circoscriverle al campo della psicoanalisi, la storia della sua famiglia e della sua infanzia aprono una finestra che aiuta a capire la sua personale alchemia. Fin da quando Medusa, nei primi anni della sua vita, lo colpì col suo sguardo, ha dovuto imparare a difendersi da questo sguardo. Ha dovuto vivere in un universo che era stato danneggiato, in cui qualcuno aveva lasciato aperte le porte dell’inferno.( … ) 

Un altro modo per descrivere tutto questo è che, quando l’universo è in preda alla follia, una persona deve ricorrere a mezzi straordinari per riuscire a sopravvivere al suo interno. Una volta aperto, il vaso di Pandora non si può più chiudere e non puoi neppure venire a patti; quindi ti tocca imparare a danzare al ritmo di quanto è da esso uscito fuori.I dogmi imposti dalla religione o dalla scienza sono anch’essi permeati di tetra malinconia e senso di ineluttabilità e quindi anch’essi intrisi di follia. La scienza insiste col dire che tutto si può spiegare in termini di particelle subatomiche, atomi, molecole, ecc. L’opinione dominante è che la materia sia governata esclusivamente dalle leggi della termodinamica. Questa convinzione impedisce alle persone orientate in senso scientifico di accettare che la vita è anche energia generata dall’universo, che una forza vitale-energia anima le cose materiali che la scienza studia. Questa forza universale organizza tutto ciò che la scienza giudica materia vivente o morta. Quando l’avete avvertita per una volta, non potrete più pensare in termini di materia morta. Rocce, fuoco, vento, ceneri e acqua sono vivi.Diversi anni fa, quando insegnavo Biomeccanica alla Michigan State University, il rettore della mia facoltà, Bob Little (Dottore in Ingegneria meccanica) mi sorprese con questa affermazione: “Tutto scorre; anche le enormi lastre di granito scorrono. Gli atomi e le molecole del granito non fanno altro che scorrere. Solo che scorrono molto più lentamente di quelle che chiamiamo cose animate. Il movimento estremamente lento è difficile da avvertire”. Il concetto espresso dal Dr Little mi rimase impresso e col tempo cambiò le mie opinioni fondamentali a proposito di ciò che si ritiene vivo.

La mia attuale opinione è che se qualcosa si muove è viva. Vista così, sembrerebbe proprio che tutte le cose siano vive, visto che atomi, molecole e particelle subatomiche sono in costante movimento. A proposito, anche queste pagine cosiddette inanimate potrebbero scambiare frammenti di materiali e di intelligenza con l’universo in questo stesso momento che state leggendole.Richard offre lunghe disamine di concetti come Creazionismo, Darwinismo, Neo-Darwinismo, Teoria del Progetto Intelligente, ma non adotta in pieno nessuna di queste teorie. Descrive costanti scambi di ioni, molecole e cellule animate da energie tra tutti gli oggetti e gli organismi, animati e inanimati. Una cellula del mio fegato potrebbe diventare parte del bellissimo pino del Norfolk che sta nel nostro giardino e una cellula del mio cuore forse è finita dentro il cucciolo di Alena, la mia assistente. Attraverso questi continui interscambi e fusioni tutte le cose diventano una sola cosa.Da punti di partenza molto distanti, io e Richard siamo giunti ad avere idee molto simili riguardo allecondizioni di ciò che si può ritenere oggettivamente vivo o morto. È sempre bello vedere confermati i propri pensieri più stravaganti da una fonte totalmente indipendente. Richard e io ci confermiamo a vicenda.

La nostra civiltà sta attraversando una fase di incessante trasformazione della materia in oggetti totemici morti che vengono manipolati nelle nostri menti di animali allo scopo di indottrinare e asservire i cittadini. Stiamo sostituendo la nostra stessa umanità e la compassione nel curare altre persone con una sorta di avidità meccanica animata da ambizioni legate agli oggetti. Assoggettati a tale tirannia, è la paura che tiene individui e gruppi attaccati a una visione del mondo meccanica o fondamentalista. Dopo tutto, la paura e il senso di colpa hanno un aspetto materialistico. Se inganniamo noi stessi anche solo in parte su ciò che sono realmente le cose, possiamo momentaneamente superare la paura e mettere a tacere il senso di colpa. In tal modo operiamo uno scambio tra ciò che è la comprensione della vera natura della vita e della morte e il temporaneo controllo di oggetti materiali immaginari. E questi oggetti finiranno col sommergere i nostri deboli tentativi di manipolarli, perché essi diventano vivi secondo modalità che a noi sfuggono.Ci rimane una scelta dolorosa: preferiamo che il nostro cervello rimanga imprigionato dalla scienza e dall’alta tecnologia oppure dalle religioni dei tempi andati? Sia la scienza che la religione creano Dio a loro immagine e somiglianza; ciascuna nella sua arroganza moralistica è in grado di distruggere la Vita sulla Terra.Mentre la scienza va in cerca di risposte in spazi sempre più piccoli, molte delle religioni organizzate non prestano alcuna attenzione al mondo della natura. John Lilly, negli anni ’50, aveva osservato che “l’uomo ha creato Dio a sua immagine e somiglianza”.

Questa dichiarazione mi è rimasta impressa ed è stata da allora confermata dall’arroganza di molte religioni organizzate. L’ironia, cui spesso si accenna, dell’uccidere nel nome di Dio dovrebbe invece essere presa sul serio come atto di accusa rivolto alla nostra moralità, piuttosto che prenderne atto tristemente e farsene una ragione. Ma quale specie di Dio potrebbe chiedere un tale comportamento? Uccidiamo anche per diamanti, petrolio, territori, risorse e idoli.Lo studio della genomica da parte della scienza ha una forte impronta materialistica che trapela proprio attraverso il miraggio dell’umanitarismo. La tecnologia nel frattempo ci ha fornito televisori, DVD, videoregistratori e innumerevoli altri prodigi. Tutte queste cose imprigionano le aree originali del pensiero dei nostri cervelli.Questo libro chiede come possiamo liberarci dal degrado del materialismo. Dimostra come ─ nonostante quasi tutto quello che noi umani facciamo abbia sempre un obiettivo solidamente materialistico ─ la meraviglia e il miracolo delle nostre vite sono comunque lì a disposizione, a interrogarci. Esse non possono essere spiegate e non possono essere ridotte a fatti scientifici o religiosi.

Ciò che ci rende vivi ha una sua propria realtà basata sull’esistenza dell’universo in sé. E questo non ha nulla a che fare con dottrine o sistemi di valori di qualunque specie essi siano.Proseguendo nella lettura e nella digestione del libro di Richard, i miei orizzonti si sono estesi immensamente. Posso anche non essere d’accordo su tutto ciò che dice Richard ma non ho argomenti reali per disapprovarlo. Richard mi ha fatto pensare in profondità e mi ha fatto accettare l’immensità meravigliosa dell’universo in cui ci troviamo a vivere.Ero a San Francisco ─ poco dopo aver scritto questa premessa ─ e assieme a Richard abbiamo parlato del più e del meno per un paio d’ore durante la pausa di un mio seminario. Probabilmente stava pensando al suo libro e al mio quando mi chiese se pensavo che popoli e civiltà di altri mondi stessero facendo cose migliori di quelle che facciamo noi su questo pianeta, o se eravamo all’avanguardia della coscienza nell’universo facendo cose non peggiori di altri.

Gli dissi che pensavo che le persone esistono per qualche ragione e che in altri mondi le ragioni sarebbero state altre. In questo mondo impariamo a conoscere la violenza; impariamo che è di scarsa utilità sperimentare un fatto più volte in prima persona. Impariamo come dare e ricevere amore. Impariamo come sabotare noi stessi e come cavarcela ognuno a suo modo. Apprendiamo come tutto ciò di cui abbiamo bisogno è dentro di noi; e che, nonostante questo, riusciamo a ingannare noi stessi quando non lo riconosciamo o non siamo in grado di capirlo. Se non ci serve o se non siamo preparati a imparare queste cose, ci rivolgiamo in altre direzioni.

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Grazie, Richard, per aver condiviso con noi alcuni dei tuoi pensieri e delle tue paure più profondi. Devo leggere questo libro ancora tante volte. Sono sicuro che a ogni lettura scoprirò altre verità su cui meditare. Ti auguro il meglio. Amo il tuo libro.

 

John E. UpledgerPalm Beach Gardens, Florida

 


 

Dal capitolo TOPOCINESIDal gr. tópos ’luogo’ e kínìsis ’movimento’

Il volto umano

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Embrione alla 4 settimana

Gran parte del cosìddetto materiale topocinetico che segue deve essere letto tenendo a mente l’avvertenza di Newman [3] secondo cui è di origine mista e incerta. Esso rappresenta il mio tentativo di riassumere e spiegare Blechschmidt.

Perché prendermi il disturbo? Perché Blechschmidt è il singolare poeta e visionario dello sviluppo embriologico. Libri quali The Beginnings of Human Life (Gli inizi della vita umana) e Biokinetics and Biodynamics of Human Differentiation (Biocinetica e Biodinamica della differenziazione umana) sono semi per la biologia esoterica, per l’osteopatia e per la geometria proiettiva. Essi forniscono i principi guida per una scienza e una estetica della vita per lo più inesplorata.

Leggi l’articolo “Campi metabolici biodinamici”, tratto da “The Ontogenetic Basis of Human Anatomy” di Erich Blechshmidt

La prima suddivisone cellulare è l’inizio di una serie di trasformazioni alchemiche che sembrano non avere alcuna base fisica eccetto la forza della vita stessa: prima la moltiplicazione, poi la differenziazione, l’inversione, la dilatazione e la significazione. Mantenendo, quasi simmetricamente, il rapporto tra superficie e massa mentre si suddivide in copie identiche, ogni discendente dello zigote clona essenzialmente la sua sfera in due sfericità continuamente auto replicanti. Una bolla si trasforma in una bolla di bolle. Una diviene due; due divengono quattro; quattro, otto; otto, sedici.Una cellula in scissione ribolle in un alveare di cellule chiamato blastula. I suoi settori, i blastomeri, non sono cellule indipendenti, ma monadi contenenti un medium, il precursore del tessuto. Otto blastomeri sono, sotto tutti i punti di vista, otto gemelli identici. A sedici, alcuni sono dentro, altri fuori. Anche se in apparenza sono ancora identici, il loro significato geometrico e termodinamico di base è cambiato. Quelli all’interno non solo sono parzialmente soffocati; essi sono dentro, al “buio”, subliminali ─ una nuova fenomenologia sia per loro che per quelli che, avviluppandoli, circondano il loro universo. 

Questo è uno stadio cruciale nella misura in cui gli schemi embriogenetici vengono determinati da necessità e relazioni contestuali. Alla fine il metabolismo nasce dalla necessità di nutrire e ossigenare le entità interne e chiarire la loro matrice. Questo è anche il modo in cui “dimostrano” di non essere ordinari sassolini statici, ma un qualcosa di nuovo sotto il sole.

La posizione in cui ogni multi potenziale blastomero è locato in relazione agli altri blastomeri determina in che strato di tessuto verrà arruolato; la posizione che occuperà in quello strato di tessuto e il dove cade all’interno di quel tessuto lo impregnerà di funzioni e specializzazioni, siano esse la produzione della bile o la creazione di sinapsi elettriche o l’indurirsi in un carapace.Man mano che il coagulo di cellule cerca di adattarsi alle varie interferenze esterne, le trasformazioni passano da cellula a cellula, onde in un tessuto sincronizzato.

Questi sviluppi sono letti e ulteriormente rielaborati da ogni nucleo, che invia RNA in nuovi contesti. Per quanto i geni reagiscano man mano che vengono inondati, Blechschmidt continua ad insistere che essi “non sono i motori dello sviluppo; è dimostrabile che non sono loro a produrre le future caratteristiche degli organismi differenziati, neanche indirettamente tramite gli enzimi che formano.” È la crescita stessa la forza guida di Blechschmidt, non la crescita “come processo endogeno, ma indotta dall’esterno….Gli organi e i sistemi di organi vengono formati come componenti ordinate dell’entità in crescita, nonostante la passività dei geni.” Questa è una nozione radicale. I geni, in altri termini, con la loro trasmissione di mRNA, non sono che una sorta di ornamenti di relativa rilevanza operanti su una geometria vivente che modella se stessa attraverso la gravità e le sue forze di deformazione quasi fosse una miscela composta da gomma, elettromagnetismo e argilla.

Le prominenze cerebrali e cardiache all’inizio dominano l’embrione umano; conseguentemente i precursori di cervello e cuore sono inizialmente molto contigui. Man mano che il tubo neurale, alimentato dall’invasione dei grandi vasi sanguigni, avanza nella direzione di minor resistenza, ascendendo e allargandosi con la zona cefalica nello stelo in espansione del cervello, costringe la testa, elemento relativamente mobile, ad arricciarsi sopra il cuore emergente. Il cervello primitivo viene spinto verso l’alto mentre il cuore primitivo discende; nello stesso tempo la parete del tronco cade sotto il peso della testa. Man mano che la porzione craniale della blastula si allarga, l’enorme testa continua a irradiare sviluppo verso il basso attraverso il tronco.

Lo spazio tra cervello e cuore si allunga e si fa luce una apparenza di volto.Il volto non è solo una matrice tra il cervello e il cuore-fegato ma è attorcigliato e inciso dalle ispessite zone superiori del cordone neurale, la cui colonna vertebrale orienterà successivamente i tratti neurali e ancorerà gli arti. Il neuroporo craniale si allarga man mano che il cranio si piega. Le innate resistenze alla crescita scanalano la testa e il suo ganglio, causando la formazione di solchi tra la fronte e il naso e tra il volto e la convessità cardiaca. Man mano che l’embrione si ripiega sul suo centro cuore-fegato, adotta la sua caratteristica posizione fetale. Lo stampo del viso è letteralmente schiacciato e allargato tra l’emergente cervello frontale e il cuore-fegato, ruotando da una propensione trasversale ad una longitudinale e increspando la pressione degli adiacenti campi. Restringendosi gradualmente dal suo allineamento traverso, la maschera diviene più gracile e esprime significati sublimati nel cervello, nel cuore e nel fegato. Questo è l’innocente sguardo della vita sulla terra. 

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Nella parte frontale della testa, protuberanze mesodermiche vengono fuori attraverso strati di fogli ectodermici, fondendosi in grumi per gli organi ectomesodermici. I cambiamenti nella differenziazione dell’epitelio e nella condensazione dei piani di pressione generano placodi per lenti rifrangenti la luce e catacombe che registrano le vibrazioni (occhi e orecchie). Queste forze hanno parzialmente origine dalle resistenze di crescita accumulate all’interno del tubo neurale quando il solco si sigilla, chiudendo il lato craniale del canale. Con la testa inclinata verso il basso e il solco neurale che si allarga, l’ectoderma viene compresso nei suoi margini caudali. I placodi otici iniziano a spiralizzarsi man mano che la loro superficie si ispessisce.

Le orecchie sono spirali di epitelio che si piegano. Le vescicole ottiche germogliano come sacchi ciechi, estensioni laterali del prosencefalo, parallele agli emisferi cerebrali stessi. Questo avviene man mano che i tessuti del cervello si allargano mentre vengono ostruiti nella loro espansione longitudinale dalla parete della cavità craniale. La flessione della testa fetale verso il basso restringe la parete del tessuto adiacente al cervello.

Ostruita nella sua crescita superficiale, ristretta anche longitudinalmente, la massa ispessita si solleva verso l’esterno, ripiegandosi man mano che si ingrossa, spingendo su ogni lato dei sacchi miopi verso l’esterno: essi diventeranno il calice ottico e il primo emisfero cerebrale. La vista è un mezzo diretto del pensiero, poiché il solco dell’occhio è un ingrossamento e un allargamento del cervello stesso.

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La disposizione a mo’ di sentinella dei portali degli occhi, secondo Blechschmidt, è topocinetico, non utilitario o da adattamento. Mentre la testa si espande, lo spazio tra gli occhi rimane relativamente stabile; però i fondi delle orbite degli occhi si avvicinano quando vengono riallineati dalla trazione dorsoventrale dei due processi palatini laterali. La protuberanza tra la fronte e il naso induce delle nuove strutture legamentose che poi forzano la distanza tra gli occhi a creare una prospettiva in relazione alla larghezza della regione parietale della testa. Questa attività sposta la linea laterale della vista in avanti. Blechschmidt propone che gli occhiali (con il nasello in plastica o in metallo) rappresentano dinamiche strutturali alla radice del naso così come la relazione di sviluppo tra il complesso naso–orecchio–occhio e la circonvoluzione del cervello. [4]

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Dilatandosi e digradando con forma convessa al di sopra del placode oculare sopra la sezione esterna del cordone del cervello, vengono a manifestarsi due distinti emisferi cerebrali, divisi in un mesencefalo da tessuti appiattiti. Man mano che l’embrione si ripiega centralmente, il mesenchima alla radice del giovane mesencefalo si allinea e si appiattisce trasversalmente. Nel frattempo i rombomeri continuano ad aggregarsi alla base del rombencefalo (fonte del cervelletto, midollo allungato, ponte di Varolio e rombencefalo generale). Il destino della forma e dello sviluppo funzionale del cervello sono parzialmente influenzati dalla crescita ritardata del tessuto appiattito che fa sì che l’aspetto antibasico sia degli emisferi cerebrali che del mesencefalo più o meno si congiungano. Mentre gli occhi si espandono, il mesenchima lungo le narici si tende in una amaca per un assortimento di organi oculari muscolo-scheletrici. Allungandosi dal naso all’orecchio, intrecciano anche le fibre dell’arcata zigomatica.

Una rete di tessuto mesenchimale frena l’espansione del cervello verso l’esterno, richiedendogli di piegarsi e arcuarsi con forma convessa in direzione dorsale, allargando il volto fetale tra il cervello e il cuore e stabilizzando l’allineamento trasversale della bocca. Questi movimenti biodinamici distendono anche il tessuto connettivo in modo circolare mettendolo in relazione all’entrata longitudinale dell’aspetto craniale dell’intestino. Un campo di dilatazione separato intorno alla bocca aumenta la resistenza elastica del tessuto, disegnando in prospettiva la sua fessura orale. Un anello esterno di tessuto mesenchimale che impone una pendenza intorno allo stomodeo induce un muscolo orbicolare della bocca, un fulcro per la scultura del labbro superiore e inferiore. Man mano che queste strutture si curvano verso l’interno, il loro sviluppo viene ritardato rispetto alle strutture adiacenti. Nel punto che marca la transizione dall’ectoderma all’endoderma gli angoli della giovane bocca si formano. La fessura orale si allarga e il tessuto che la circonda si espande verso il basso in direzione del cuore dove aiuta a indurre aorte appaiate e spaiate, canali efferenti, arterie e loro campi metabolici.

Deposita anche delle pieghe che diventeranno gli archi della faringe. Man mano che i materiali grezzi dell’orifizio primitivo si piegano di alcuni gradi, i suoi bordi si arrotolano verso l’interno, chiudendo lo spacco esternamente. Dietro alla fossetta dai bordi affilati una cavità continua ad affondare lungo un vuoto di suzione. La pressione dall’interno spinge l’embrione a succhiare, inducendo la massa dell’esofago in una cavità digestiva, respiratoria. Senza un così profondo arrotolamento verso l’interno il tessuto non riuscirebbe mai a bere nel vero senso della parola e la “bocca” sarebbe poco più di un interstizio senza radici. Ma del resto non si formerebbe nemmeno. Le parti molli della regione orale si uniscono e sigillano la loro apertura con una leggera ruga.

Accentuando le profondità esofagee al di sotto di esse, bocca e labbra assumono significato biologico come porta mobile attraverso cui il corpo maturo si nutrirà: una ferita rudimentale che servirà ad attirare gli oggetti d’amore. “Attraverso il nostro sviluppo prenatale noi abbiamo una prescienza dei nostri corpi,” annota Blechschmidt, “e nonostante raramente ne siamo consci, lo esprimiamo nei nostri gesti.” Rossetti, lustrini, e piercing sul volto rappresentano antiche crisi, ma anche future crisi.

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Dove la crescita è impedita nella zona transizionale delle labbra, lungo la linea di giunzione tra la base e la volta della bocca embrionale, si sviluppa una cresta mandibolare labio-dentale, ispessendosi a livello epiteliale nei punti tra le protuberanze germinali in espansione e la cavità orale. Man mano che questi si allargano, dei campi di corrosione (vedi pagg. 332-333) li separano tramite una pressione di crescita sulla mucosa, che lascia delle imperfezioni nel mezzo, simili a piccole perforazioni. Anche senza cibo solido, l’embrione comincia la dentizione. Primordi granulosi si induriranno in seguito in ossa caduche. La lingua ha inizio come un lembo ectomesodermico a volta che si gonfia tridimensionalmente lungo assi longitudinali, traversi e verticali. Cellule incrociate in dilatazione modellano il suo campo di crescita. L’interazione di linee di forza dona all’organo una indipendenza simile a quella di un serpente, facendo vibrare una griglia flessibile di muscoli fino a esprimere un linguaggio che sgorga silenziosamente dal ventre. La laringe vertebrata, che emette dei suoni senza significato, solo incidentalmente serve come strumento e camera di vibrazione, essendo nata come sfintere, per fare da guardia al passaggio respiratorio dall’entrata di qualsiasi cosa che non fosse aria.

La lingua converte i suoni inconsci della laringe in grida e linguaggio. Senza la lingua nessun fonema potrebbe essere modellato sulle incudini del palato e dei denti. Però l’organo linguistico non è di certo stato modellato per spettegolare; con le sue crude papille gustative era principalmente un assaggiatore di prede e nettari, un’agile appiccicoso arto per intrappolare animali. Nei serpenti sibilanti e nei piccoli mammiferi, la lingua è di poco uso semantico. Nei primati, però, è la vanga e il bastone di comando della mente emergente. Noi non possiamo neanche immaginare dove, nei loro labirinti endomesodermici, i neuroni in fase di sinapsi e il cervello trovassero significati da afferrare e dilatare tramite la cavità orale, ma ben presto essi hanno arruolato bocca, labbra, denti, palato e faringe per eiacularli nella società da essi stessi creata.

Ostetrica di simboli e scienza, la lingua ha forgiato l’alfabeto da cui gli ominidi hanno derivato tutti gli altri alfabeti. I primati australopitechi o pitecantropi hanno scavato vocali e consonanti nelle stringhe logiche che sono alla base del sanscrito, della lingua apache, dell’arabo e del gallese. Tutte le lingue derivano da un singolo lessico ontogenetico ─ una griglia sintattica sommersa ─ e differiscono solamente nell’alternare suoni e respiri. Il mondo umano è sorto dal mondo animale. “A meno che non fossimo fisicamente capaci di gesti,” dichiara Blechschmidt, “nessun linguaggio, nessun pensiero verbale e nessun ordine sociale si sarebbero sviluppati. …. Ciò che noi chiamiamo istinti sono una continuazione diretta di processi di sviluppo prenatale (cioè eventi ontogenetici ma non filogenetici ).” La cultura è un’espressione di organi, proprio come la mente è l’espressione di un’unione di cellule.

Le proprietà delle proteine trascendono la semplice fisica

Il sistema medico dell’osteopatia ebbe origine negli anni settanta dell’Ottocento come tentativo di applicare i principi dell’ingegneria ai campi di deformazione e ai fluidi degli organismi viventi. In termini osteopatici lo scheletro è una cornice strutturale con un sistema di suoli, leve, dighe, vie d’acqua e sorgenti. I polmoni e il cuore sono pompe vescicolari; le meningi del cervello e il midollo spinale sono fistole chiuse; le altre viscere sono lobuli in costante movimento, che s’increspano e contorcono bilanciando forze contrastanti.L’osteopatia, più che una meccanica intrusione per preservare la vita e/o la funzionalità, è una medicina riparatrice che agisce attraverso una armoniosa operazione embriogenica, utilizzando la resistenza del tessuto del paziente per guidare il soffice coltello del guaritore che attraversa gli strati con la palpazione. Per contrasto, tagliare le viscere chirurgicamente con un bisturi compromette l’omeostasi dinamica e introduce tessuto cicatriziale – anche se a volte è l’unico antidoto per patologie avanzate.L’osteopatia mette in atto una replica puramente energetica della chirurgia, utilizzando i tessuti stessi per riorganizzare la loro stessa massa e il loro equilibrio.

Palpando a un livello sottile, la mano allenata impara a fondersi con i tessuti dell’altra persona fino a sentirne e rintracciarne i principi auto-organizzanti. Una struttura vivente ha una direzione, un ritmo, un ciclo, una vibrazione, una consistenza e le tendenze a scivolare e ad aderire; tutto ciò può essere supportato o deviato anche attraverso la pelle, la struttura muscolo-scheletrica e altri organi. I polmoni possono essere raccolti in tessuti grassi, costole e pleura e poi fatti ruotare gentilmente nelle loro orbite. Il fegato può essere cullato nella sua posizione. Il cuore può essere irrorato addensando e raccogliendo le forze dei tessuti che gli stanno intorno (strati dermici, costole, mediastino, pericardio). La mano si fonde in questi involucri e li attraversa finché il suo massaggiare crea echi lungo tutta la superficie del corpo.Lo scopo è sempre ristabilire la posizione embriogenetica e il potenziale topocinetico.

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La strategia dell’osteopata è di seguire i vettori biodinamici facendoli rilassare uno ad uno, sia direttamente (effettuando una torsione in senso inverso alla direzione di compressione) che indirettamente (aumentando la compressione fino a produrre il suo rilassamento). Malgrado siano presenti torsioni e nodi di cisti somatoemotive a più livelli, soltanto un tocco estremamente leggero riuscirà a penetrare abbastanza a fondo fino a disperdere le forze che le tengono insieme; soltanto un’attenzione guidata convincerà il tessuto stesso a rispondere embriologicamente.I terapeuti, radunando gli strati membranosi mentre comprimono e seguono le linee di forza che conducono dentro alle cisti energetiche, devono aggiungere solo circa cinque grammi lungo il percorso per superare la spinta del tessuto. Prima le dita trovano, collegano e raccolgono la resistenza; poi aggiungono pressione mentre continuano a spingersi all’interno nelle parti molli.

Applicare una forza maggiore offenderebbe la struttura e la sposterebbe dalle correnti innate che supportano il centro del suo modello di organizzazione, rendendo l’applicazione del terapista un’intrusione addizionale contro cui è necessario armarsi. Un tocco che riesce a fondersi per mancanza di sensibilità con la consistenza viscerale e l’energia inattiva, in realtà andrà ad aumentare i tipi di congestione e di adesione che il medico sta cercando di alleviare.



La Biodinamica serve ad alleggerire i geni….

Blechschmidt assegna un loro ruolo critico ai geni: essi mediano tra i fattori ereditari in essi immagazzinati (vestigiali (rudimentali) e diacronici) e le occasioni embriogeniche dell’embrione (topocinetiche e sincroniche).Non c’è dubbio che i geni siano di grande importanza per l’ereditarietà e che perciò giochino un ruolo indiretto nella differenziazione. Tuttavia, anche nel giovane ovulo, né i cromosomi né i geni sono dinamicamente attivi. Essi non sono motori dello sviluppo e perciò non evocano loro stessi le caratteristiche degli organismi differenziati. I geni non lavorano, nemmeno indirettamente, tramite gli enzimi che aiutano a formare. Per credere a quest’ultima opinione, basta solo spostare l’intero problema dello sviluppo e della differenziazione dalla chimica dei geni alla chimica degli enzimi. Anche i più importanti enzimi sono solo di supporto al processo di differenziazione, un processo che ha molti altri prerequisiti, a parte le informazioni genetiche stesse.

Una cellula è molto più dei geni. Funziona efficientemente come un intero (il nucleo della cellula, il citoplasma della cellula con gli organelli, come anche la membrana limitante della cellula). Ed è solo nella struttura (nel contesto) di lavoro di quest’intero che i geni hanno un significato.Non c’è alcuna connessione tra i geni in un nucleo e la forma dell’intera cellula. Così come è poco probabile che un banco di sabbia, da solo, possa causare delle increspature con la bassa marea sulla base solo (solo in base alla) della sua natura chimica, ma piuttosto ha bisogno della forza del vento e del salire delle onde, così è poco probabile che i materiali formativi, piuttosto che le forze formative, siano i diretti motori della fenogenesi (la genesi del fenotipo). È compito della morfologia cinetica fornire una comprensione di questi motori. In ogni fase di sviluppo, i cambiamenti nella forma e nella struttura devono risultare dai movimenti complessi delle particelle di natura molecolare e submolecolare.

In ogni momento tali movimenti, che sono manifestazioni delle forze fisiche, sono la causa diretta di quei cambiamenti nella posizione, nella forma, nella struttura che portano alle differenziazioni… Visto che ci interessiamo di organismi viventi, le forze più fondamentali associate con queste componenti biofisiche possono essere descritte come biodinamiche. Perciò, la forma dell’organismo si differenzia direttamente in base a forze biodinamiche, non informazioni chimico-genetiche…. 

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[3] “Quando chiesi al biologo cellulare Stuart Newman di aiutarmi a correggere questo e il successivo capitolo egli scrisse: “Le descrizioni di Blechschmidt deviano così tanto dalla maniera in cui io comprendo le cose che non posso fare molto con la versione che tu ne dai. È qualcosa di evocativo e impressionistico; una parte è plausibile ma priva di fondamenti; una parte è decisamente non corretta. Per dargli un senso avrei bisogno di tutti i rimandi di letteratura sperimentale su cui tu o lui vi siete basati per fare queste asserzioni.

L’intersezione tra le tue intuizioni e le teorie di Blechscmidt con ciò che è stato stabilito scientificamente non è sempre lineare. Io so che stai cercando di interpretare i primi scritti di Blechscmidt, ma perché prendersi il disturbo se sono così intuitivi e non scientifici?”.

[4] Blechschmidt giunge a prospettare che le lenti (con relativa stanghetta di metallo o plastica) rappresentino delle dinamiche strutturali all’origine del naso, così come la relazione di sviluppo che intercorre tra naso-orecchio-occhio è all’origine delle convoluzioni del cervello.

 

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